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Una forma di Chiesa adatta al tempo che viviamo

Il sole di queste prime settimane di giugno è veramente torrido! Sfido chiunque a trovare qualcuno che non se ne sia accorto! Le strade nelle ore più calde si svuotano, le gelaterie si riempiono, le bibite fresche vanno a ruba, ecc. insomma, ognuno si difende come può! Tuttavia, vi posso assicurare che se martedì scorso foste passati davanti alla porta del teatro di Santa Maria Assunta, avreste sentito uscirne un freddo, ma un freddo, da far venir voglia di mettere su il cappotto! Vi posso assicurare che la parrocchia non ha fatto installare nessun climatizzatore. E allora da dove veniva il freddo? Il freddo arrivava dal Consiglio Pastorale, che quella sera era riunito in seduta congiunta con la presenza del vicario mons. Carlo Azzimonti… d’altronde si sa, quando si ricevono delle notizie grosse o ci si scalda, oppure si resta di sasso. Personalmente preferisco la prima possibilità, dove non ci si vergogna di esprimere le proprie opinioni, magari si arriva anche a far volare i piatti, però poi si cerca di comprendersi e accettarsi nella reciproche differenze. Tuttavia, prima di addentrarmi nel racconto di quanto accaduto la sera del 7 giugno 2022, vorrei sottoporvi alcune considerazioni.

Ci sono momenti in cui le cose da fare sono veramente tante: esami da dare, impegni sul lavoro, i compiti scolastici, i doveri familiari, ecc. Insomma, siamo sempre presi! Tanto che poi per “stare dietro alle cose”, ci dimentichiamo del Dio di quelle cose! Sembra un paradosso: proprio quando la vita diventa più frenetica, proprio quando il desiderio di Pace si fa sentire di più, sembriamo dimenticarci di Dio! Eppure come l’aria serve per respirare, così la preghiera serve per vivere! 

Credo che non ci sia un uomo sulla faccia della terra che non abbia questo desiderio rivolto all’insù, verso l’alto, verso Dio; un desiderio che se vissuto in modo sano e autentico ti apre agli altri: come non condividere una cosa così bella? Alla fine un po’ tutti sogniamo il Paradiso…

La bella notizia per noi Cristiani, anzi, per tutti, è che il Paradiso è venuto sulla terra e si chiama Gesù. E se ci siamo accorti che il Signore ci vuole bene, allora come non condividerlo anche con gli altri? Torniamo sempre al punto di partenza: condividere l’Amore di Dio; questo forse è (o dovrebbe essere…) ciò che fonda la Chiesa e la apre al mondo. Che cos’è, infatti, la Comunità se non il luogo dove si condivide l’Amore di Gesù? Una condivisione, però, che non è chiusa ma aperta, accogliente e generativa. 

Questo desiderio è la base, poi però le forme in cui viene su la casa possono variare. La storia in questo è maestra di vita: noi, infatti, conosciamo la Comunità nella forma della Parrocchia, ma per i Cristiani dei primi secoli le case erano il luogo principale di condivisione, poi le catacombe, poi i monasteri, ecc. Qual è quella più adatta per il nostro tempo? Ciò che abbiamo imparato dal passato sicuramente non va in pensione, anzi ci deve arricchire, tuttavia in questo mondo che cambia come possiamo continuare ad essere luce e sale della terra?

A questo proposito, mi ricollego a quanto dicevo all’inizio, poiché una forte provocazione l’abbiamo ricevuta proprio durante l’ultimo Consiglio Pastorale, dove ci è stato comunicato che dall’anno prossimo saremo chiamati a lavorare insieme alle parrocchie di Santa Teresa e San Basilio. La scelta è stata motivata da diverse ragioni, fra cui il calo delle vocazioni sacerdotali. 

Tuttavia, cosa possiamo augurarci dal momento presente? Forse la cosa più bella è che i prossimi cambiamenti possano riportare la nostra attenzione su ciò che veramente conta, sull’Amore di Dio! Sicuramente le Comunità Cristiane non spariranno, ma la sfida che resta aperta sarà capire quale forma assumeranno le diverse realtà presenti sul nostro territorio. Sia chiaro: i preti restano preti e i laici restano laici, ma entrambi siamo chiamati a collaborare per trovare il modo migliore, più adatto e più attraente per essere l’anima di questo piccolo angolo di mondo compreso tra Turro e Gorla. L’eredità che abbiamo ricevuto da chi c’era prima di noi è grande: saremo capaci di condividerla e di metterla a frutto?

Emanuele Lietti

Photo by Jaeyoung Geoffrey Kang on Unsplash

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