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“Grandi cose”: un oratorio accogliente a misura di ragazzi e giovani

Come ogni buon inglese che si rispetti, per iniziare una conversazione, si trova spesso a discorrere del meteo, se oggi piove, splende il sole o nevica, così anche noi italiani abbiamo i nostri argomenti forti. Perciò, laddove non si parli di calcio, è la cucina che mette tutti d’accordo, offrendo una buona scusa per scambiare due parole e iniziare a fare amicizia. Tuttavia, la passione per la tavola, è anche un elemento tipico di Gesù: nei momenti più importanti della sua vita, infatti, lo ritroviamo proprio intorno a un tavolo, prima alle nozze di Cana e poi con gli apostoli nell’Ultima Cena.

Questo discorso mangereccio, basato esclusivamente sul senso comune, non vuole però essere fine a sé stesso. Sarà infatti capitato a molti di rendersi conto che quest’anno in oratorio c’è un’aria più familiare, più distesa, un po’ come quella che si respira quando si va a mangiare a casa di amici appunto.

Questo cambiamento non nasce dal nulla, ma è stato possibile grazie ad alcune scelte ed occasioni che ci si sono presentate e che mi piacerebbe raccontarvi. Premetto, tuttavia, che parto dalla mia esperienza di educatore, il che significa che non potrò certamente rendere conto di tutta la complessità che sta dietro alla nostra parrocchia.

Siamo partiti a settembre con dei ragazzi che avevano una gran voglia di muoversi, di correre e di stare all’aperto e che da più di un anno e mezzo avevano dovuto ridurre drasticamente le loro relazioni. La causa? il Covid, ovviamente. Come fare per intercettarli? Partire dai loro bisogni poteva essere un buon inizio, perciò abbiamo deciso di raddoppiare la durata degli incontri settimanali, inserendo al loro interno sia tempi più informali, in cui poter giocare e chiacchierare liberamente, che strutturati, in cui poter svolgere un grande gioco organizzato, la catechesi, e la condivisione a piccoli gruppi. A tutto ciò si aggiunge poi un altro mezzo fondamentale per creare aria di casa: la cena condivisa.

L’organizzazione delle serate è stata curata da un’equipe di educatori “mista”, ossia composta da giovani degli oratori di San Domenico Savio e di Santa Maria Assunta; da settembre, infatti, come buoni vicini di casa, abbiamo scelto di unire le forze per lavorare insieme e, chissà, per essere un germoglio di quella che in futuro potrebbe diventare una vera Comunità Pastorale. Questo elemento è stata una piccola rivoluzione che però si è rivelata vincente: grazie a don Mino, infatti, sin dai primi incontri di formazione abbiamo potuto rimettere al centro non tanto le nostre abitudini, ma il nostro comune desiderio di annunciare il Vangelo e di prenderci cura dei più piccoli.

La “ricetta” adottata si è rivelata vincente, specialmente per il gruppo Preado, se si pensa che il numero dei ragazzi frequentanti, sebbene con un leggero calo durante il percorso, è quasi raddoppiato! Di questo siamo grati anzitutto al buon Dio, che ci ha fatto incontrare dei ragazzi docili, generosi e ancora sensibili alla Sua Voce: terreno buono in cui seminare è per noi una gioia. Un altro grazie va, poi, anche al Don e agli altri educatori: Albert, Arianna, Bartolomeo, Camilla, Daniele, Emanuele, Federico, Marco, Giulia, Martina, Paola e Paolo.

Personalmente parlando, posso dire che le soddisfazioni non sono mancate; tra queste vorrei ricordarne due: la prima è stato osservare i grandi passi che alcuni dei nostri ragazzi hanno compiuto in questi mesi, verso un modo di essere cristiani più responsabile, più adulto e più disponibile verso le necessità degli altri. La seconda, invece, è stato vedere nuovi giovani volti affacciarsi ai cancelli dell’oratorio: alcuni di questi sono venuti per iniziativa di noi educatori, altri, invece, sono arrivati grazie al tamtam fatto dai ragazzi stessi!

Concludo con un avvertimento, poiché se infatti i frutti sono stati molti, non dobbiamo dimenticarci che la messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Per questo spero e prego che il Signore susciti nella nostra Comunità sempre più laici, giovani e adulti, che sappiano spendersi attivamente e in modo propositivo per il Vangelo, per i più piccoli e per i poveri.
E se fra questi ci fossi anche tu?

Emanuele Lietti
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