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Vaccini e cristiani: condividere fraternamente le opinioni

Vax or no vax? Come cristiani certamente non ci è chiesto di avere tutti la medesima opinione su ogni cosa, ma di condividere fraternamente le ragioni delle nostre opinioni, in un percorso di sinodalità, questo sì.

Per questo abbiamo pensato su sollecitazione del Parroco, attento alla realtà che ci circonda (perché è nell’interazione con la realtà che si vede la creatura nuova del battezzato), di fornire qualche spunto di riflessione e qualche link sul tema delle vaccinazioni anti SARS2 per facilitare, a chi lo desidera, un dialogo.

Infatti, se è giusto essere “scettici”, nel senso di giustamente critici, di fronte a qualcosa di sconosciuto (e gli uomini di scienza sono per definizione i primi a doverlo essere), di fronte invece a fatti documentati diventa irragionevole per l’uomo negare la realtà. Solo l’ideologia (che Hannah Arendt definisce “intelligente destituzione del visibile”) chiude ostinatamente gli occhi di fronte alla realtà, diventando per forza violenta, come ben sappiamo.

Dobbiamo tutti essere grati all’enorme sforzo fatto in questi due anni dagli scienziati del mondo intero, dalle case farmaceutiche e dalle agenzie regolatorie dei farmaci per l’immenso e frenetico lavoro (e spesso all’inizio senza alcuna garanzia sugli investimenti anticipati) che ha permesso prima geniali passi scientifici quali l’utilizzo della nuova piattaforma vaccinale a RNA che era in avanzata fase di studio per il virus dell’Ebola, poi una accelerazione ed espansione senza precedenti delle catene produttive, e infine l’enorme lavoro di valutazione di numeri mai visti prima di dati necessari alla sicurezza di quello che si autorizzava. Tale cooperazione ha permesso di anticipare la disponibilità del primo vaccino anti SARS-CoV-2 e quindi innanzitutto di salvare milioni di vite umane e oggi consente a tutti noi vaccinati di correre rischi molto minori di malattia e di malattia grave (col booster: riduzione del 70% di diagnosi di COVID e del 98% di malattia grave).

Per quanto riguarda la sicurezza nessun farmaco prima di oggi era mai stato testato su numeri così elevati nei trials clinici come questi vaccini e su popolazioni così suddivise in fasce d’età. Nessun farmaco è a rischio zero, ma il rapporto rischio beneficio è qui scientificamente indiscutibile. Non è qui la sede opportuna per dettagliare ma basta indicare che oggi il ricovero in terapia intensiva dei non vaccinati è di 26,7/100.000, mentre per chi ha terminato il percorso vaccinale è di 0,9/100.000 e consultare i dati ad esempio degli ultimi report dell’Istituto Superiore Sanità.

Che i primi due vaccini disponibili siano stati vaccini a RNA è quello che ha reso possibile poterli avere mesi prima, pur ottemperando alle fasi indispensabili alla loro autorizzazione. Ai dubbi “etici” legati all’utilizzo per la loro ricerca anche di linee cellulari provenienti da cellule embrionali di aborti ha risposto già il Pontefice sottoscrivendo la precisazione del dicembre 2020 della Congregazione per la dottrina della fede.

Evidentemente non prendo neanche in considerazione chi sostiene che il virus non esiste perché la considero una offesa alle centinaia di migliaia di morti (e ciascuno di noi ne conosce tra i suoi amici).

Quindi al di là di chi (e sono ben pochi) ha effettivi problemi di salute che controindicano una vaccinazione, oggi chi rifiuta di vaccinarsi deve tener ben conto, oltre al rischio suo personale, di alcune conseguenze del suo comportamento:

  1. Che permettendo la circolazione virale facilita l’insorgere di varianti
  2. Che costringe tutti a misure di sicurezza più rigide e ai green pass (che se tutti fossero vaccinati non servirebbero) con le conseguenze ben note su economia, scuola e vita quotidiana delle famiglie
  3. Che causa l’occupazione di un numero elevato di posti letto non solo in ospedale ma soprattutto in terapia intensiva bloccando così l’attività chirurgica normale degli ospedali per gli interventi gravi specie oncologici che in assenza di disponibilità letti in terapia intensiva devono essere continuamente rinviati
  4. Che fa spendere alla comunità milioni di euro
  5. E peggiora la situazione già al limite del sopportabile di medici e infermieri sia in ospedale che sul territorio che oltre a lavorare con meno personale si trovano anche costretti a discutere anche quando necessita urgentemente l’Ossigeno!

Conclusione: è evidentemente un problema che tocca già semplicemente la solidarietà umana di cittadini responsabili prima ancora che la carità cristiana e non può essere sbandierata una questione di “libertà” individuale (senza considerare che sarebbe un concetto di libertà veramente lontano da quello cristiano) in quanto è gravemente lesivo nei confronti dei fratelli.  

Io personalmente ero bambina in Francia quando è uscito (negli anni ’50) il primo vaccino anti polio (il Salk a iniezione nella schiena, non il Sabin successivo su zuccherino!) e ricordo che la Pirelli aveva regalato le prime dosi a natale ai padri di famiglia e quindi anche a mio papà, per i figli, tanto erano considerate un dono! E prima ancora il vaccino anti vaiolo (da cui viene lo stesso nome di “vaccino”) reso obbligatorio aveva eradicato il vaiolo. Ma allora cosa è cambiato oggi? Ho il forte sospetto di intravvedere lo spettro di un’ideologia. Su questo dobbiamo vigilare insieme. Anche la Conferenza Episcopale Italiana ci accompagna a discernere.

A chi, per conoscere i fatti, volesse ascoltare due seri professionisti che hanno lavorato tutta la vita sugli agenti infettivi virali suggerisco anche questo interessante incontro del Centro Culturale Charles Péguy.

Paola Marenco
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