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Un’estate da clarissa: semplice, fraterna e ricca di gioie

Dal primo maggio mi trovo nel monastero delle sorelle clarisse, di piazza Piccoli martiri, come postulante (ovvero, sono all’inizio del mio cammino formativo). Non abbiamo una località estiva in cui passare le vacanze perché qui tutto ha il sapore di povertà e comunione. Abbiamo dunque condiviso il caldo cittadino e gli schiamazzi della Martesana come chiunque sia rimasto nel nostro quartiere per l’estate. Un piccolo sollievo dalla calura si è rivelato, comunque, il nostro giardino, che è anche un ottimo osservatorio di parrocchetti (simpatici e rumorosi pappagallini), picchi, merli, cinciallegre. Non mi sarei mai aspettata di trovare così tanta natura qui a Milano e invece qui ci sono tante specie da far invidia a San Francesco, che predicava agli uccelli.

Le clarisse di Milano negli anni hanno optato per un piccolo periodo di “ferie” che principalmente riguarda quasi esclusivamente un cambio di orari e lo stop di alcuni lavori che con l’eccessivo caldo diventano più difficoltosi, come ad esempio la creazione dei ceri. Così dopo aver festeggiato Santa Chiara (11 agosto) con grande gioia, abbiamo preso a svegliarci più tardi (normalmente ci svegliamo alle 5.15 quindi svegliarsi alle 6.30 per noi è un lusso). Abbiamo coltivato con tanta spensieratezza e gioia tutte le relazioni fraterne e ognuna, non tralasciando i propri lavori e pulizie inderogabili, si è dedicata a qualche lettura, alla cura dell’orto, a cucinare, a suonare uno strumento e tanto altro. Io (per chi mi conosce è scontato) mi sono data alla creatività, che si sta alimentando di nuovi spunti e desiderio d’esprimersi, ma ho scoperto anche il contatto con la terra producendo dei buonissimi pomodorini.

La vita monastica non smette di stupirmi, darmi gioia e desiderio di preghiera per le tante fatiche o gioie di chi è vicino, come la mia parrocchia (di cui riesco a sentire perfino le campane), ma anche del mondo intero. Sì, perché qui, mai come prima, sto conoscendo il mondo: tramite relazioni, letture, il tenersi sempre informati sull’attualità. Contrariamente a quanto si pensi della clausura, questa non è una fuga dal mondo, ma è proprio starci così dentro che niente e nessuno ti può lasciare indifferente; amare così è davvero stimolante e ti dà veramente idea di cosa sia la Chiesa e il Creato.

Quindi l’estate di una clarissa è così: semplice, fraterna, povera, ricca di provvidenza, preghiera e gioia.

Vi chiedo di pregare per il mio cammino perché c’è ancora tanto da discernere e per le mie sorelle alle quali sto tanto parlando di voi.

Io e le sorelle vi accompagniamo in questo nuovo anno pastorale.

Pace e Bene.

Debora
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