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Un’estate con i preadolescenti: un dono anche per gli educatori

Il 7 maggio avevamo ormai finito il percorso di catechesi per i preadolescenti dedicato al tema dei cambiamenti, ma i ragazzi desideravano continuare il cammino, fino alla partenza per le vacanze.

Così noi educatori, individuate le disponibilità di ogni famiglia, abbiamo stabilito di proseguire con gli incontri dal 21 maggio al 18 giugno. Abbiamo scelto di dedicare questi cinque appuntamenti alla figura di San Francesco, per ripercorrere alcuni episodi della sua storia e scoprire insieme come aveva affrontato le sue sfide, comuni alle nostre. 

Al primo incontro abbiamo provato a farci un’idea generale della vita del santo affidandoci al film “Chiara e Francesco”, mentre gli incontri successivi hanno ripreso eventi più specifici, sfruttando una serie di fumetti del disegnatore Dino Battaglia, per poi costruire con i ragazzi un momento di dialogo. Ogni incontro si è concluso con un momento di gioco, con tanto di costumi.

Per gli ultimi due incontri abbiamo pensato a delle sorprese per cui abbiamo chiesto un piccolo aiuto: per il primo, abbiamo portato i ragazzi al Monastero di Santa Chiara per momenti di preghiera e testimonianza con le Clarisse; i ragazzi si sono meravigliati molto per come le suore pregavano cantando.

L’ultimo incontro, invece, è stato un gioco a tappe, sempre ispirato a San Francesco, creato e animato dal gruppo adolescenti con i loro educatori.

Terminati questi incontri, avevamo ancora altro da proporre: dal 12 al 22 luglio saremmo stati a Schilpario (Bergamo) per vivere insieme 10 giorni di campo estivo. Purtroppo, molte famiglie si erano già organizzate per l’estate e così siamo partiti con soli tre ragazzi del nostro oratorio. Fortunatamente non eravamo soli. Ci eravamo già organizzati per partire con don Luca, prete della parrocchia di San Giuseppe dei Morenti che già, nel corso dell’anno, aveva accolto il nostro gruppo Giovani alle sue catechesi. 

Alla fine, la casa per ferie di proprietà dei Gesuiti “Regina dei Monti” ha ospitato un gruppo di 14 ragazzi preado, tre educatori, un prete e una suora preziosina. Serviva recuperare ciò di cui l’anno di Covid ci ha privato, così abbiamo deciso di concedere più tempo alle gite all’aperto in montagna e a momenti liberi, dove i ragazzi potessero ritrovare occasioni di dialogo tra loro.

Certo, non siamo andati molto d’accordo con il meteo: ci siamo trovati un’intera settimana di pioggia, ma abbiamo sempre sfruttato ogni ritaglio di sole per uscire. Non sono mancati i momenti di gioco e, soprattutto, non abbiamo dimenticato la catechesi. Anzi, quotidianamente abbiamo previsto un momento dedicato alla presentazione di uno dei frutti dello Spirito Santo (Gal 5,22) seguito da un tempo per la riflessione personale.

Ma il compito dell’educatore può esser di più che il solo organizzare e proporre attività. Si testimonia la fede non raccontandola solo a parole, ma provando a manifestarla nel proprio agire e relazionarsi quotidiano; anzi, si riesce a dar prova di quello che si dice con un esempio pratico che saprà anche esser ben più forte e incisivo d’una semplice predica. Allora cambia l’approccio, non ci si pone distaccati come magari farebbe un insegnante, ma ci si fa vicini a loro, comunicando attenzione e cura. Così talvolta si scherza con i ragazzi, li si rimprovera o semplicemente li si ascolta nel loro confidarsi e, se si riesce, si offre anche un consiglio; ma si cerca sempre di far capire che siamo lì per loro e che non è vero che loro sono insignificanti, inadatti, sbagliati, ignorati o indegni d’amore come, invece, spesso comunicano di sentirsi di fronte alla “cultura” iper-giudicante di oggi.

E alla fine si torna a casa, anche l’educatore può riposarsi e iniziare la sua vacanza. Ma non rimpiangerà mai la fatica e il tempo speso per loro, poiché si è già stati ripagati con i ricordi dei loro sorrisi pieni di gioia.

Daniele Petriccione, educatore preadolescenti
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