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Sofferenza e fine vita: incontri sul senso della libertà che Dio ha dato all’uomo

Viviamo in un tempo di secolarizzazione nel quale le evidenze su chi è l’uomo, da dove viene, dove va e che senso ha il suo vivere sembrano crollate. Semplicemente sembra che queste domande non esistano nel cuore di ciascuno, neanche quando alza gli occhi per guardare le stelle. Le conseguenze sono sotto i nostri occhi: una desolata solitudine (quanti parlano col gatto!), finché si può ci si distrae in vari modi, dalla pseudorelazione col proprio smartphone, alle dipendenze di vario tipo, alle depressioni o semplicemente al nulla.

È però difficile eludere il limite e la finitudine: malattia, sofferenza e morte ne sono il segno che prima o poi ognuno incontra e tolgono la sordina alla domanda di felicità e di gusto del vivere che grida in ogni azione dell’uomo. Allora ci si illude di poterle ostracizzare governandole oppure si procede direttamente allo scarto. 

In questo deserto chi crede, cioè chi ha avuto la grazia di essere stato afferrato dall’umanità eccezionale di Cristo uomo e, pieno di gratitudine, si è incamminato dietro di lui, ha oggi un compito unico: offrire una speranza credibile. Egli non teme le sfide odierne perché le guarda a partire da una concezione di uomo piena e questa vuole condividere con i suoi fratelli uomini.

Per questo proponiamo di dialogare insieme sul tema del fine vita che consideriamo (tanto più in questo tempo di pandemia) un’occasione per conoscere chi è veramente l’uomo, cosa vale veramente la pena e quindi che cosa può renderlo felice, cioè compiuto. 

In questo campo delicato occorre prima conoscere bene di che si tratta, per non essere manipolati e per potersi fare compagni alla libertà dell’altro nel suo percorso da astratta pretesa di autodeterminazione a quella vera libertà che Dio ha dato all’uomo, che tiene conto di tutti i fattori. Con questa esperienza proponiamo quattro incontri per conoscere cosa sono le cure palliative, cosa si incomincia a sapere oggi sulla coscienza e sulle sue varie patologie e che cosa veramente domanda chi soffre, in modo da potersi prendere cura dell’uomo nel rispetto del mistero che porta, come da secoli i cristiani hanno continuato a fare.

Il ciclo di quattro appuntamenti, dal titolo “Nessuno è incurabile. Dialoghi intorno al tempo del fine vita”, ha preso il via domenica 26 settembre alle 20.45 nel salone teatro parrocchiale e si svolge una domenica al mese fino a dicembre. 

Paola Marenco
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