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Dove si sente “a casa” un missionario?

Il saluto alla comunità di fratel Fabio Patt, di ritorno in missione a Manila dopo una breve vacanza in Italia

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Carissimi,

Ci siamo sentiti verso fine giugno quando, appena rientrato in Italia per due mesi di sospirate vacanze in famiglia, stavo facendo dieci giorni di quarantena a casa.

Una foto recente di Fabio

Le vacanze sono passate veloci e oggi, 31 agosto, vi scrivo da Cebu (seconda città più popolata delle Filippine al di fuori di Metro Manila, da cui dista quasi 600 Km), dove sono arrivato il 23 agosto e dove sto trascorrendo (in un albergo approvato dal Ministero della Salute, ma pagato da noi Comboniani) l’ottavo giorno di quarantena. Originariamente dovevo lasciare l’Italia domenica 15 agosto e atterrare all’aeroporto di Metro Manila il giorno successivo, per poi trascorrere in un hotel non troppo distante da casa nostra i dieci giorni di isolamento preventivo. Invece, ai primi di agosto quel volo è stato cancellato e la partenza ritardata fino al 22/8: ho così guadagnato una settimana di vacanza in più, ma anche un’ulteriore spesa, cioè quella del biglietto aereo da Cebu a Manila (poco più di un’ora di volo). Domani dovrei ricevere per e-mail il risultato del tampone che sono venuti a farmi l’altro ieri (domenica mattina): sperando che risulti negativo, giovedì pomeriggio prenderò l’aereo che mi porterà nella capitale e, finalmente, a casa!

Casa. Usata in questo senso, la parola, non indica un edificio o una porzione di esso, ma soprattutto il luogo dove ordinariamente si vive e/o si hanno relazioni interpersonali significative e durature (e, in quest’ultimo anno, con lo smart-working, per molti anche il proprio luogo di lavoro!). Per me, durante la vacanza appena conclusa “casa” è stata Turro e Milano (i luoghi dove sono nato e cresciuto); il paesino del Friuli dove abita mio zio (dove, insieme a mamma, sorella e cognato abbiamo trascorso una settimana); e anche Finale Ligure (dove insieme a mamma ho trascorso la maggior parte di queste vacanze). Fra qualche giorno tornerà a essere Parañaque, una delle diciassette municipalità che compongono la città metropolitana di Manila (Metro Manila), cioè il luogo dove vivo insieme ai quattro confratelli che compongono la comunità religiosa di cui faccio parte e dove svolgiamo la nostra attività missionaria comboniana. I giorni che sto trascorrendo in questa camera di albergo a Cebu non possono certo essere considerati “casa”, visto che non posso uscire dalla stanza e non c’è modo di instaurare nessuna relazione interpersonale che abbia un minimo di significato. Il “sentirsi a casa”, per me, è quindi una sensazione che non ha tanto a che fare con l’ambiente “fisico” in cui si vive, quanto con la realtà “emotiva” che ci circonda. È comunque innegabile che le persone/famiglie che abitano nella “baraccopoli” che vedo dalla finestra di questa camera d’albergo (vedi foto di copertina, ndr) andrebbero volentieri a vivere in un posto diverso, se solo potessero!

Fabio insieme a sua mamma

Nonostante le complicazioni che il viaggiare in tempo di pandemia inevitabilmente comporta (quelle menzionate sopra ed anche altre, come ad esempio più controlli in aeroporto, tempi di attesa prolungati, e il cercare di dormire in aereo tenendo la mascherina indossata bene), il tornare a casa in vacanza è, senza dubbio, sempre un grande piacere! Purtroppo, questa volta la brevità (altro inconveniente dovuto al Covid) e le date del periodo di vacanza (coincisa proprio con i mesi in cui tutti, o quasi, vanno in ferie) non mi hanno permesso di incontrare molte persone di Turro. Ringrazio il Signore di avermi dato la possibilità di vedere almeno i parenti più stretti e alcuni benefattori e, specialmente, di aver potuto passare un bel po` di tempo con la mia mamma!

Saluto da queste pagine tutti coloro con cui non sono riuscito a parlare, dicendo a tutti: “Arrivederci durante le mie prossime vacanze!”

Fabio Patt
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