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Suor Giuseppina Battaglia, un’autentica missionaria di Turro

A un anno dalla sua scomparsa, ricordiamo la nostra sorella cresciuta a Turro. Dall’oratorio femminile alla missione in Brasile: una vita luminosa spesa per gli ultimi fino all’ultimo

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Talvolta, per cercare le vite luminose della Chiesa che si sono donate al prossimo nelle missioni più sperdute del mondo, utilizziamo potenti motori di ricerca di internet, oppure consultiamo i giornali e le librerie specializzate sul tema. Noi della comunità di Turro, invece, siamo fortunati: non abbiamo bisogno di tanta fatica, è sufficiente ricordare le straordinarie persone che abbiamo conosciuto sotto il tetto della nostra parrocchia, che sotto questo stesso tetto hanno maturato la loro vocazione missionaria, e che poi un bel giorno abbiamo salutato sventolando il famigerato fazzoletto bianco, con la lacrimuccia e la promessa di tenersi in contatto. Queste vite poi, negli anni, ritornano nella nostra memoria, nei nostri scritti, nelle nostre chiacchiere fuori dalla chiesa, nelle foto e nelle nostre preghiere. E non muoiono mai.

Una di queste è la vita di suor Giuseppina Battaglia, sempre profumata come un mazzo di fiori di primavera davanti all’altare, sempre fresca come un dipinto a olio che anima la vecchia tela della storia della Parrocchia di Turro. Una vita straordinaria, vissuta fino all’ultimo per gli ultimi senza clamori, ed è un vero piacere ricordarla.

Classe 1937, Giuseppina è una ragazza nata a Turro e cresciuta nel fiorente oratorio femminile della parrocchia.  Assidua frequentatrice delle suore Canossiane, diviene ben presto catechista ed entra nel mondo del lavoro alla Pirelli come impiegata, ma nel frattempo inizia a maturare la sua vocazione alla vita religiosa. Quando in famiglia manifesta la sua intenzione di entrare in convento, Giuseppina trova una netta opposizione, ma pazientemente attende la maggiore età – allora 21 anni – prima di lasciare casa.

Varca la soglia del noviziato a Milano nell’ottobre 1958 per poi emettere i primi voti nel maggio 1961. Conseguito il diploma di Contabilità, inizia la sua nuova vita da segretaria in via Bartolini, ma la sua passione per i bambini la spinge a frequentare l’istituto magistrale a Roma presso “Sedes Sapientiae”. Sono anni molto intensi per Giuseppina, ricchi di studio e aspettative, speranze e timori, che culminano nel 1967 con l’abilitazione magistrale e l’emissione dei voti perpetui, a Milano. E’ molto significativo ripercorrere questi primi anni di vita religiosa attraverso le parole di madre Stella Bonfanti, novizia come Giuseppina.

“I miei ricordi di suor Giuseppina Battaglia risalgono agli anni giovanili. Siamo entrate in convento lo stesso giorno, e insieme abbiamo vissuto gli anni del noviziato e siamo giunte insieme alla Prima Professione del 31 maggio 1961… In noviziato si parlava poco, ma ci si intendeva profondamente, specialmente noi due che avevamo caratteri diversi, ma fatti apposta per integrarsi a vicenda. La nostra amicizia si approfondì ulteriormente quando entrambe fummo mandate a Roma a studiare per divenire maestre elementari. In quegli anni la comunicazione tra noi divenne più spontanea ed era come una valvola di sicurezza per equilibrare tensioni e speranze, timori e soddisfazioni. Poi ci separammo, ciascuna andò per la sua strada, ma non è venuta meno quell’amicizia profonda nata negli anni in cui si crede ancora alla sincerità e alla fedeltà dei sentimenti umani”.

Dal 1967 al 1975 suor Giuseppina viene impegnata come maestra elementare a Milano e a Monza ed è in questi anni che matura la seconda vocazione, quella missionaria “ad gentes”. Parte allora per il Portogallo per apprendere, in due anni, lingua e costumi del successivo grande destinatario della sua missione: il Brasile! La sua passione missionaria, sorretta e illuminata dalla sapienza dello Spirito, le permette di semplificare i grossi problemi che man mano è costretta ad affrontare, e a trovare le strategie adatte sfruttando le sinergie esistenti tra difficoltà simili in ambienti anche totalmente diversi tra loro.

Ma vediamo nel dettaglio l’esperienza di suor Giuseppina.

La sua prima sede è Sertãozinho, nello Stato di San Paolo, dal 1980 al 1989, impegnata nel servizio pastorale e poi anche come Madre Superiora in una piccola comunità parrocchiale. In questi anni emerge la grande capacità di suor Giuseppina di riuscire a coinvolgere le persone con la sua straordinaria gentilezza, invogliandole a diventare catechiste e a collaborare nella diffusione del Vangelo.

Dal 1990 al 1991 suor Giuseppina si dedica alla pastorale parrocchiale nello Stato del Rio Grande do Norte, a Sitio Novo, mentre nei tre anni successivi torna a Sertãozinho. Dal 1995 al 1997 svolge il suo mandato di Superiora a Ilhabela, sempre nello Stato di San Paolo.

Durante l’esperienza ad Araras Belvedere, nel biennio 1998-1999, nella Parrocchia São Juda Tadeus, suor Giuseppina trova un ambiente particolarmente ricco di stimoli spirituali e culturali. Ecco la testimonianza di una sua parrocchiana, che ben delinea la sua grande capacità di farsi voler bene in semplicità.

“Da anni sono catechista e in questo cammino di fede e di servizio ho avuto la grazia di conoscere e lavorare con suor Giuseppina, meglio conosciuta come Suor Jô. I suoi incontri di formazione catechetica ci hanno fatto crescere nella fede, specialmente con il suo esempio di persona libera dalle cose materiali, animata da molta carità, umiltà, senza preconcetti e con un largo sorriso. Il suo maggior motivo di gioia era far felice gli altri.” Il sorriso di suor Giuseppina, un inno alla gioia!

Nel gennaio 1999, suor Giuseppina inizia una nuova ennesima avventura missionaria nello Stato di Rio de Janeiro, nella città di Petropolis, la vecchia capitale del Brasile, questa volta a 700 metri dal livello del mare, precisamente nella parrocchia Santo Antonio do Alto da Serra. Ecco i suoi parrocchiani: “Nelle feste di Sant’Antonio, nostro patrono, lei si distingueva nel vendere portachiavi. Chiedeva a tutti di comprarlo con un sorriso. Era difficile passare oltre senza acquistarlo per questo suo modo gentile di proporlo. Come Figlia della Carità Canossiana lei viveva l’amore e la carità che Santa Maddalena ha insegnato per far conoscere e amare Gesù”. Durante la permanenza a Petropolis, suor Giuseppina deve affrontare anche le conseguenze di fenomeni meteorologici che mettono in ginocchio la sua povera gente. Racconta la sorella Erina, nel 2002, di ritorno dal Brasile: “Esprimo il grazie della parrocchia e della comunità dove Giuseppina opera per l’aiuto ricevuto dai parrocchiani di Turro in un momento tragico in conseguenza delle disastrose alluvioni. Dalla metà di dicembre, per il fenomeno del Niño, piogge violente e continue hanno provocato molte alluvioni, frane e disastri in molte regioni. Il giorno 24 dicembre diverse frane hanno colpito Petropolis; insieme alla montagna circostante la città, sono franate varie favelas e anche case solide. Nel giorno di Natale la parrocchia ha celebrato i funerali di 18 persone e altre 30 sono morte in altri distretti. Il parroco, le suore e un gruppo di laici stanno seguendo le situazioni delle persone che hanno perso tutto, perché riescano a non perdere la speranza nel prossimo”.

Dal 2004 al 2006, la vita spirituale di suor Giuseppina ha un intermezzo particolare: accetta la nomina di Superiora delegata della Comunità “Domus Mariae”, nel Centro di spiritualità canossiano di Tagaytay, nelle Filippine. Questa scelta meno “operativa” delle altre non deve sorprendere perché suor Giuseppina sa bene che l’autentica missionaria è innanzitutto una donna di preghiera e di contemplazione; solo grazie alla preghiera, al silenzio e all’ascolto della parola di Dio si riesce lentamente a intravedere la strada che Lui ha disegnato per ciascuno di noi, dovunque porti.

Nel 2006 suor Giuseppina torna a occuparsi della pastorale e del catechismo a Joinville, nello stato di Santa Caterina, mente nel 2007 torna a Petropolis per la sua ultima missione brasiliana, 27 anni dopo il suo primo arrivo nell’America Latina.

Nel 2009 suor Giuseppina torna in Italia per il funerale della sua seconda sorella; riparte per il Brasile ma, colpita da edema polmonare, rientra presto definitivamente in Italia. Trascorre un anno a Nova Milanese, sempre nella pastorale parrocchiale, e nel 2010 viene trasferita nella comunità di Vertemate dove si occupa dell’animazione spirituale delle signore anziane pensionate.

Nel 2018 suor Giuseppina celebra solennemente a Roma il sessantesimo di una vita religiosa luminosa e infaticabile. A Roma viene anche un vescovo brasiliano che era stato suo alunno nella iniziazione cristiana, e a cui sicuramente aveva ispirato la scelta del sacerdozio.

Gli ultimi anni della sua lunga vita sono un calvario; il fisico inizia a ribellarsi ed è costretta a lunghi periodi di degenza all’ospedale di Cantù. Quando viene dimessa, lei stessa chiede di essere ospitata a Seregno perché non riesce più a reggersi in piedi; forse la prima volta che “chiede” per lei.

Suor Giuseppina ci lascia il 22 marzo 2020, mentre fuori imperversa la pandemia che impone restrizioni a tutti. Se ne va di domenica, senza l’affetto fisico dei suoi cari, ma ad attenderla in Paradiso c’è una folla festante e musica soave. Rivolta verso il soffitto della camera, la sua grande fede le permette di guardare in alto per scorgere l’inizio di un nuovo giorno senza tramonto per una autentica Canossiana di Turro, contemplativa e apostola.

Alberto Fumagalli
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