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“Una generazione narri all’altra la bontà del Signore”: lettera agli adulti

Il contributo di Daniele per “Condi-Visioni”, lo spazio aperto alle voci della nostra parrocchia.

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Una generazione narri all’altra la bontà del Signore”. Così rispondevamo al Salmo 144 (145) nella messa feriale del 31 agosto 2020.

Da giovane della parrocchia la domanda mi sorge spontanea: cosa mi hanno narrato le generazioni precedenti? Ci penso bene… Già molti adulti non comunicano con noi giovani e forse nemmeno fra loro. Qualcuno ricorda i tempi passati, racconta quanti fossero, che giochi e feste facessero e altro ancora, ma non parlano mai di fede. Alcuni, pochi, ma più spesso visibili, invece sanno anche offrirci la testimonianza di chi ha maturato un cammino, condivide una sua piccola riflessione oppure lo stupore per la bellezza di una frase sentita durante la liturgia.

Qualcuno, dopo i ricordi, aggiunge critiche riferite a un drastico calo di presenze di giovani rispetto ai loro tempi. Forse i preti dovrebbero fare di più o meglio, ma da quanto vedo da vicino so che fanno quanto riescono e possono; forse noi giovani stessi dovremmo farci più accoglienti e propositivi verso i coetanei, e per questo abbiamo fatto un intero cammino sulla fraternità, per imparare a esserlo prima fra di noi e poi saper esserlo con gli altri.

Ma forse anche voi adulti avete una responsabilità. Voi siete responsabili in quanto, da più grandi, dovreste esserci d’esempio, ma un giovane che vede un credente poco credibile ha difficoltà a volerlo per esempio. Come può un giovane scegliere di vivere un cammino e proseguirlo se vedendo chi dovrebbe esser già maturato in questo, non sembra averne riportato i frutti?

Ora, non vuol dire che i frutti non ci siano stati, ma o sono stati dimenticati o son stati tenuti nascosti, altrimenti sarebbero stati condivisi. Lo capisco, ci siamo abituati all’idea che la fede sia una cosa privata e personale, ma la fede cristiana non è così, esige l’altro ed esige una comunità.

Voi avete un tesoro ricco e unico e quanto ci faremmo tutti ricchi se iniziassimo a metterlo davvero in comune, da buona e vera comunità. Molti di voi sono stati educatori e catechisti ai tempi, ma siatelo anche fuori dal titolo. Molti di voi non possono offrire il tempo come altri perché occupati con il lavoro, oppure troppo timidi per fare una testimonianza a voce: non c’è problema, fatela nei gesti, nel vostro modo di vivere oppure ancora nella vostra presenza a messa, ma testimoniateci! Ora io non voglio vi sentiate accusati, la mia è una richiesta e un invito che comunica una necessità, la necessità di adulti maturi nella fede che ci ispirino e ci sostengano nella nostra crescita. Non dico che nessuno lo faccia, ma, ahimè, lo fanno in pochi.

Ciascuno interroghi se stesso e agisca di conseguenza: se lo fai già, continua a farlo; se lo fai poco, prova a fare di più; se non lo fai, inizia da quanto riesci e man mano spingiti a far di più; se riconosci che la tua fede ha ancora molto da maturare, sei umano, non ti arrendere e mettiti in cammino, ma camminiamo insieme da comunità!

Un’ultima cosa, la messa è un momento di gioia e festa: allora preghiamo e cantiamo insieme con gioia, anche a costo di stonare, ma “narriamo la bontà del Signore”!

Grazie.

Daniele Petriccione

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