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Memoria di una Comunità

L’ultima scalata di Remo Brambilla

Ricordiamo le tante persone che hanno servito in tutti questi anni la nostra comunità. In questo contesto storico, dove senza i funerali anche la parrocchia non riesce a sapere spesso chi è mancato nella nostra comunità, desideriamo custodire la memoria e non solo la nostalgia di tante persone che a Turro si sono spese per il bene della parrocchia e dell’oratorio, a sostegno anche del nostro attuale spirito di comunità.

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Remo Brambilla, classe 1924, tutta la vita a Turro. Raccontava della prigionia, del lavoro all’Aem. L’abbiamo conosciuto in oratorio maschile, di cui è stato prefetto in anni lontani, e che conserva ancora ben visibili i segni della sua operosità e competenza in molti campi. I presepi, sempre bellissimi e sempre diversi, la montagna come grande passione (con qualsiasi tempo…). Una vita ben spesa, un ricordo che fa affiorare un sorriso.

Un gruppo di parrocchiani fa visita a Remo Brambilla (al centro), nella casa di riposo in cui si trovava ultimamente.

Ci ha lasciato un gigante

Ho conosciuto Remo Brambilla – il Signor Remo – tanti, tanti anni fa, forse correva l’anno 1973. Mi presentò al Signor Remo il compianto amico Fabio Brambilla che volò in cielo nel dicembre del 1977.
Fu un grande piacere per me essere coinvolto nell’officina dell’Oratorio di Turro che il Signor Remo mise in piedi con generosità e direi anche con grande mestiere. Era un’officina “multitasking”, come si direbbe oggi, con tornio orizzontale, trapano a colonna, e tutta una serie di attrezzi luccicanti.
Il Signor Remo progettava cose innovative e così, ricordando in ordine sparso, realizzammo i trampoli per i ragazzi, i canestri per la pallacanestro, la nicchia per la Madonnina dell’Oratorio e mille altre belle cose di cui il tempo non ha sbiadito la memoria.
Sì, il Signor Remo era un gigante che non ci ha insegnato solo il valore del lavoro, non ci ha insegnato solo che una cosa fatta bene può sempre essere fatta meglio (era molto, molto esigente) ma, cosa più importante, ci ha insegnato che dobbiamo utilizzare i nostri talenti e le nostre risorse per metterle al servizio degli altri.
Mi sembra di sentirlo ancora dirimere le piccole zuffe tra ragazzini dicendo “chi ha più buon senso lo usi” e tutto finiva con una pacca sulle spalle.
Credo che ogni ragazzo che abbia avuto la fortuna di conoscere il Signor Remo non può che ricordarne il valore dell’insegnamento e la voglia di fare sempre meglio.
Sempre più in alto vecchio Maestro… adesso per l’ultima scalata, quella che è per sempre.
Grazie per tutto!

Carmelo brocato

Remo Brambilla (a destra) in montagna con Giuseppe Fumagalli e suo figlio Alberto.

In ricordo di Remo

Ciao Remo, “radio fante” ha comunicato che ci hai lasciato.
Eri ricoverato in un ospizio per anziani, forse contagiato dal “virus”. Guardando la tua carta d’identità, classe 1924, ti hanno lasciato al tuo destino.
Alcuni ricordi di te mi vengono in mente. Innanzitutto, la guerra. Mi dicevi che, dopo l’8 settembre 1943 i tedeschi ti presero e ti portarono in Germania al lavoro coatto.
La tua forte fibra ti aiutò a superare le fatiche e i disagi, ma a guerra finita potesti ritornare a Turro.
L’Oratorio di Don Domenico affascinò anche te. Ti impegnasti come educatore, ma anche in attività sussidiarie, pur sempre necessarie, quali lavori di falegnameria per esigenze teatrali e quant’altro servisse all’Oratorio.
Nel 1963 con altri 2 amici ci recammo in Russia, la Russia comunista, il viaggio turistico era organizzato dai comunisti italiani a cui era riservata l’organizzazione e la convivenza economica. La tua spregiudicatezza ci mise in una situazione pericolosa. Vendesti a studenti russi dissidenti e speculatori camicie e impermeabili portati dell’Italia, materiali richiestissimi dai gerarchi russi.
Come tutti noi eri appassionato della montagna e con te portammo sulla Presolana i ragazzi Alberto, Marco e Stefano (ora Don) desiderosi di scalare un monte molto bello, ma pericoloso e faticoso.
Poi la vecchiaia. Ti vedevo tutte le mattine recarti a messa dal tuo Signore.
Un giorno, un altro e ancora non ti ho più visto. Mi dissero che eri stato ricoverato in un ospizio per anziani. La fine…
Ora sei a posto, con i tuoi cari, con i tuoi amici, col nostro Don Domenico.
Caro Remo, ricordati di noi, pochi e vecchi oratoriani.

Giuseppe Fumagalli

Una foto storica: Remo Brambilla (a sinistra) insieme al signor Calabi, a don Domenico Ghinelli e una guida alpina sulla cima grande di Lavaredo. Foto: archivio Luciano Negri.

L’ultima scalata di Remo

Ciao Remo,
questa è la tua ultima scalata, ma non ho dubbi che tu la stia facendo in souplesse: per questa ti sei allenato una vita intera…
Hai avuto buoni compagni nelle salite precedenti, Don Domenico, il Calabi, i fratelli Bersani e “ragazzi” dell’O.D.I. con la tua stessa passione…
Si ricorderanno sempre di Te e ti canteranno il Signore delle Cime quando sarà possibile… Noi di Turro ti siamo riconoscenti per quello che ci hai lasciato in eredità: la tua totale disponibilità per la crescita oratoriana e la nostra formazione spirituale…
In questi ultimi tempi ci sei mancato e tu hai fatto tanta fatica a tagliare l’ultimo traguardo, ma so che parecchi “giovani” amici spesso ti hanno fatto compagnia… Nel momento del commiato ti dico solo: arrivederci!

Luciano Negri

Perseveranza finale

Ciao Remo,
Colonna portante della Parrocchia!
Spero che il Signore negli ultimi istanti ti abbia concesso quella “Perseveranza finale” che tanto avevi invocato in vita.
Quanto lavoro ha fatto in Parrocchia: dagli impianti elettrici agli altoparlanti in chiesa, senza contare le gite in montagna con i ragazzi.
Nel 1947, al suo rientro dalla prigionia, fondammo in parrocchia il gruppo “Buona Stampa” maschile e femminile.
Fu un’iniziativa all’avanguardia sia per l’importanza di una sana informazione, sia perché gli Oratori all’epoca erano tassativamente divisi.
I ragazzi vendevano i giornali cattolici: L’Italia, Il Vittorioso, Alba, Gioia, Il Giornalino… sul piazzale della chiesa. Le ragazze presidiavano l’uscita laterale sulla via Pontano, oggi chiusa, e si spingevano sino all’Ospedale di Ville Turro in via Prinetti.
Il sabato pomeriggio si andava alla sede del giornale “L’Italia”, oggi “Avvenire”, per l’ora di adorazione al Santissimo Sacramento.
Bisognerà ricordare Remo in una funzione particolare davanti alla cappellina della Madonna in oratorio maschile, da lui costruita negli anni ’70 con i ragazzi.

Luigia Galbusera

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