Categorie
Condi-visioni

Candele nella notte

Vivere la propria dimensione di fede ai tempi del Covid-19: una testimonianza da uno dei giovani della nostra comunità

Condividi e unisci anche tu

“Il giorno più nero della mia vita, il giorno più vero della mia vita”: così un mio conoscente lo scorso Venerdì Santo scriveva sul proprio stato di Whatsapp; penso, tuttavia, che le sue parole possano essere estese a questo intero periodo di quarantena.

Provo a spiegarmi meglio. Partiamo dal “nero”, un colore che non spicca certo per la sua vivacità, ma che può bene esprimere la mancanza, l’umiliazione, la prova, ecc. tutte cose con cui ci si trova faccia a faccia quando, volenti o nolenti, si è costretti a spogliarsi delle proprie abitudini, a lasciare da parte tutti quei fronzoli che ci decorano, o alcune volte ingombrano, la vita. Cosa resta? L’essenziale. Qui casca l’asino direbbero i vecchi, qui si vede quanto siamo capaci di reggerci in piedi e, ancor di più, quali sono le fondamenta su cui abbiamo scelto di costruire la nostra vita; qui emerge qual è il fulcro attorno a cui ruotano le nostre giornate, il motore delle nostre azioni, la vela della nostra speranza. Iniziamo perciò a capire, come ci saremo sentiti ripetere moltissime volte, che anche questa nera situazione può essere occasione! 

Ma occasione per cosa? In primis per fare Verità; cosa c’entra lo stare a casa con la Verità? La casa è un po’ il luogo in cui siamo più vicini a noi stessi, in cui siamo a contatto con alcune fra le più importanti relazioni della nostra vita. E questa vicinanza non è sempre facile: penso ai tanti nodi che sono venuti al pettine in queste giornate, alle ansie o alle paure con cui ci siamo trovati a contatto, alle incomprensioni, e alle fragilità. Davanti a tutto ciò la tentazione di uscire è forte; in cui “uscire”, però, non significa semplicemente allontanarsi dalla propria abitazione, ma anche scappare da queste situazioni scomode, che non ci piace affrontare, perché ci pesano, ci tolgono il fiato. Uscire, non tanto per andare verso l’a(Altro), ma piuttosto per trovare una distrazione, per tappare con la menzogna un vuoto che solo la Verità può colmare. La soluzione? Forse la prima cosa da fare è un po’ di pulizia: eliminare tutte quelle sovrastrutture che non ci permettono di riconoscere i fronzoli come “fronzoli”, le distrazioni come “distrazioni”, gli idoli come “idoli”. E poi, dopo aver iniziato a smettere di cercare vita dove Vita non c’è, provare a prendere sul serio le parole di Sant’Agostino: “Ci hai fatti per Te Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”. 

Qui entra in gioco l’aiuto potente del Signore! Non tanto perché quest’esistenza un po’ monca ci basti, ma poiché una relazione con Dio autenticamente vissuta è in grado di trasformare in un giardino anche quei posti che puzzano un po’ di morte. Un rapporto che, però, in questi giorni è un po’ incompleto, perché, si sa, i Sacramenti sono un’altra cosa: si vive un po’ la stessa differenza che c’è tra sentire la propria fidanzata per telefono o vederla di persona… Ma se il desiderio di poter celebrare insieme quel Rito che rende presente il Mistero Pasquale nella Celebrazione Eucaristica è grande, nulla ci vieta di imparare a coltivare nell’attesa il momento in cui, con tutta la Comunità, questo Signore potremo pienamente riabbracciarlo!

Tuttavia, citando da uno scritto di Alessandro Manzoni, in mancanza del sole, meglio accender le candele. E quindi mi chiedo, quali candele mi sono state date? Penso di parlare a nome di tutti i giovani SMAT (Santa Maria Assunta in Turro) se al primo posto metto la Parola di Dio. In questi anni, infatti, è Lei che ci ha sempre accompagnato: prima il racconto di Marco, con don Giulio, poi, con don Gioel, la vicenda di Gedeone, le 10 Parole, e, arrivando ad oggi, il percorso VNI (Vita Nuova Insieme) su Giuseppe e i suoi fratelli. Una Parola che, proprio come successo ai discepoli dopo la Resurrezione, se accolta, dà realmente la possibilità di vedere il Signore in questa vita! E con quanti mezzi la Parola ci ha raggiunto! In primo luogo, per bocca dello stesso Don, che in questi mesi non ha mai smesso di tenere i contatti con noi. Le abbiamo provate tutte: catechesi via Skype, condivisioni via Zoom, videochiamate, mail, ecc. Poi attraverso la televisione o il web, con le Celebrazioni tenute dall’Arcivescovo, e, per alcuni, anche il video-commento al Vangelo pubblicato sul sito della Diocesi. Può sembrare tanta carne al fuoco, tuttavia, cadendo le catechesi una volta ogni tre settimane, nel mezzo non è mai mancato il tempo, sia per “ruminare” sulla Parola, grazie ad alcuni sussidi, sia per confrontarsi su di essa durante momenti di condivisione.

Questa è l’altra candela che ci è stata regalata: la condivisione! Sapere che non sei il solo pellegrino su questa terra, ma che altri insieme con te si sforzano di passare attraverso la porta stretta, aiuta a sentire meno il peso delle fatiche, a ridimensionare le difficoltà, e a comprendere che non ci si salva da soli! Non tanto perché gli altri siano il Salvatore, ma poiché la relazione con loro autenticamente vissuta da l’opportunità di incontrare Gesù: tirando ancora in mezzo i discepoli dopo la Resurrezione, eccezion fatta per Maria di Magdala, questi incontrano sempre il Signore ogni qual volta anche solo due o tre di loro sono riuniti nel suo nome. 

E poi, siamo sinceri, la condivisione è un’ottima arma contro l’avarizia, perché, anche se magari uno non è proprio dell’umore giusto, essa spinge a ricercare nelle proprie giornate quella perla preziosa che il Signore ci ha consegnato, a farne dono agli altri, e, perché no, avendola trovata, anche a saperne fare maggiormente tesoro.

Per il futuro prossimo? Forse il rischio che si corre qui, come ci metteva in guardia padre Antonio (un francescano che ha portato la sua testimonianza durante l’ultima catechesi), è quello di considerare i mesi passati come un tempo in sospeso, di cui un domani poter dire “meno male/che peccato” che è finito. No. L’impegno di questi giorni, prima del fatidico 4 maggio, dovrebbe forse essere quello di dare un nome a quelle candele, a quei semi di Risurrezione sparsi a piene mani dal Signore nella nostra vita, per riconoscere ciò che dovrebbe continuare dar significato e a lasciare un segno nella nostra realtà; questo tipo di riflessione, per altro, sarà proprio quella che verrà intavolata durante la condivisione di lunedì prossimo.

Per il futuro non così prossimo? Il percorso cristiano elaborato per noi giovani dal Don prevede delle giornate di spiritualità e fraternità nel mese di agosto… siamo nelle mani di Dio, ma nel frattempo il Cammino va avanti!

Emanuele Lietti
Condividi e unisci anche tu