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Editoriale

Chiamati a imitare Gesù che nasce

Photo by Debby Hudson on Unsplash

Ci stiamo preparando a celebrare il Natale. Sappiamo bene che si tratta di accogliere Gesù che nasce, non a Betlemme, ma nel nostro cuore. A parole sembra una cosa semplice, naturale, magari anche romantica: quel bambino che dalla mangiatoia ci sorride circondato dall’amore di Maria, Giuseppe, angeli e pastori ci colma di tenerezza e fa sembrare tutto più semplice! “Gioite perché vi è nato un Salvatore”dicono gli angeli ai pastori (Luca 2, 11).

Ma la storia continua e i Vangeli ci dicono che per essere il Salvatore annunciato, Gesù ha dovuto affrontare opposizione, ingiustizia, tradimento, abbandono…

L’Anno Liturgico è terminato con la festa di Cristo Re dell’Universo. Come ben descrive Papa Francesco in una sua omelia, dal punto di vista umano questo re è un fallimento: “il suo trono è la croce; la sua corona è di spine; non ha uno scettro, ma gli viene posta una canna in mano; non porta abiti sontuosi, ma è privato della tunica; non ha anelli luccicanti alle dita, ma le mani trafitte dai chiodi; non possiede un tesoro, ma viene venduto per trenta monete… La grandezza del suo regno non è la potenza secondo il mondo, ma l’amore di Dio”. È per questo amore che Gesù si è abbassato fino a noi e si è fatto uomo nascendo a Betlemme!

Il Regno di Dio è basato sull’Amore. In questo regno non c’è posto per egoismo e autogratificazione. Purtroppo, nella vita di ogni giorno è facile cadere nella tentazione di preferire la comodità e il vantaggio a ciò che è giusto e per il bene altrui. Per questo ogni anno il Natale ci ricorda che, da cristiani, siamo chiamati a imitare Gesù che nasce per diventare re del nostro cuore, della nostra vita: perché possiamo a ragionare e a vivere come ha fatto Lui.

Nel giorno del Giudizio saremo giudicati su quanto bene abbiamo imparato ad amare: saremo capaci, nell’Anno Liturgico appena iniziato, di continuare ad amare anche quando, passati i giorni di festa, i sentimenti di tenerezza suscitati dalla presenza del Presepe svaniranno e, forse, lasceranno il passo alla tentazione di essere i ‘re della propria vita’?

Con questo obiettivo, mi auguro che quest’anno il Natale possa durare, per tutti noi, 365 giorni!

Fabio Patt, fratello missionario comboniano a Manila (Filippine)

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