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Natale, Tempo per fare comunità e rispondere alla chiamata d’amore

È giunto il tempo dell’Avvento, dell’attesa che ci prepara al Natale, il tempo della condivisione e dell’unione. Il tempo di fare comunità. Ma cosa vuol dire, esattamente? Lo dice San Paolo nella prima lettera ai Corinzi:

«Così come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutti la stessa funzione, così, anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri»

1 Corinzi, 12

Un solo corpo e molte membra: questo è la comunità cristiana, dove ogni singolo è unico ma non è solo. Questo siamo noi. Come ogni organo del corpo svolge una funzione diversa e interconnessa con le altre, così in una comunità ogni uomo ha un dono da mettere a disposizione. Ognuno trova il suo posto, anche chi guarda alla comunità con sufficienza o con indifferenza. Eppure basterebbe fermarsi e chiedersi “fa per me?”, “faccio per loro?”.

“Stat Crux dum volvitur orbis”, foto di Luigi Colombo

La comunità cristiana c’è, è qui, scende in strada e bussa alle porte del quartiere. È più viva che mai ma non cresce da sola. Ha bisogno di alimentarsi, come un bambino deve essere nutrito spesso e con amore. E’ un corpo vivente in Cristo, che chiama tutti indistintamente a far parte del suo progetto. Non contano le nazionalità, le culture, le classi sociali: a unire tutti c’è un amore più grande che diventa anche il motivo fondante dell’essere chiamati. Chi risponde “presente!” trova una famiglia che accoglie e ama senza condizioni, rifugio sicuro per i bisogni dello spirito e per quelli della quotidianità. Ma è importante anche mettersi al servizio dell’altro. Ogni talento, ogni contributo, ogni risorsa è fondamentale per la vita della comunità, che proprio come una famiglia racchiude persone con temperamenti diversi: ci sono quelli organizzati, rapidi, precisi, ma anche i timidi, che hanno paura di far vedere cosa sanno fare e cos’hanno da dare. La buona notizia è che Dio ci chiama tutti a vivere insieme, per mostrarci che la varietà non è una minaccia ma un tesoro.

Nel tempo dell’avvento ci prepariamo ad accogliere un Dio che ancora una volta si fa bambino per donarci uno sguardo rivolto all’essenziale. Con questo spirito guardiamo indietro, a quanto è cresciuta la comunità di Turro in questo 2019: sono nate nuove vite cristiane, sono fioriti cammini di fede per giovani e adulti, sono stati avviati lavori strutturali per migliorare l’accoglienza anche sul piano pratico. Allo stesso modo guardiamo avanti: la nostra comunità è chiamata sempre di più a essere palestra dove poter crescere nella relazione con Dio e con i fratelli. Solo rimanendo uniti a Lui in un solo corpo possiamo diventare casa per l’altro, anche il più lontano, ed essere strumenti di quella pace e di quell’amore che solo Dio è in grado di donarci. Guardando a Lui sapremo guardare l’altro con i Suoi occhi. E’ il miglior augurio che possiamo farci in questo tempo di Avvento.

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