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Missioni

Un nuovo anno pastorale nel segno della missione

Il mese di ottobre, come sappiamo, è tradizionalmente detto “mese missionario” soprattutto perché in tutto il mondo durante la terza domenica del mese si celebra la Giornata Missionaria Mondiale. Mi sembra emblematico che proprio questo mese, inizio in molte nazioni del nuovo Anno Pastorale, sia identificato con la Missione: vuole dire che per la Chiesa, cioè per noi cristiani, la Missione è una cosa importante! Ma ne siamo davvero convinti? Forse non del tutto, visto che Papa Francesco ha dichiarato l’ottobre 2019 “Mese Missionario Straordinario” per risvegliare la consapevolezza della missio ad gentes affinché tutti i fedeli possano avere veramente a cuore l’annuncio del Vangelo.

Pare quindi che missione e missionarietà nella Chiesa di oggi non siano ancora sufficientemente prese in considerazione! Eppure la Chiesa nacque e si sviluppò grazie a un piccolo gruppo di persone che testimoniarono e misero in pratica il messaggio di amore radicale e di perdono reciproco che Gesù aveva loro direttamente insegnato. Nonostante le numerose difficoltà che incontrarono, la consapevolezza di essere amati gratuitamente da Dio con piena dignità di figli dava loro uno stile di vita ben visibile e contagioso: ogni giorno nuove persone chiedevano di imparare a conoscere gli insegnamenti di Gesù e vivere secondo il comandamento dell’Amore.

Ma dopo che l’imperatore Costantino dichiarò il cristianesimo religione di stato, i cristiani non sono stati più perseguitati, cosa che ha reso la vita quotidiana molto più semplice e sicura. Sembra però che, venendo a meno la necessità di affidarsi completamente alla provvidenza di Dio e al fare gruppo per difendersi e rimanere vivi, la tentazione originale di voler fare da soli (quasi che Dio non abbia nulla a che vedere con la nostra vita di ogni giorno!) è tornata a fare capolino e continua a essere più o meno presente nella vita delle comunità cristiane e dei singoli credenti.

Lo Spirito di Gesù attraverso il Magistero della Chiesa continua ricordarci che l’amore gratuito di Dio è l’unica cosa che dà valore e dignità alla vita, l’unica unità di misura che un cristiano deve usare per affetti, amicizie, valori, lavoro e tempo libero. Ne consegue che l’annunciare agli altri (più con l’esempio di vita che con le parole!) che solo l’Amore di Cristo salva l’uomo diventa la vera vocazione di ogni battezzato e della Chiesa stessa. Se perdiamo di vista questa verità fondamentale, anche la discussione di temi missionari come giustizia sociale, accoglienza di migranti e rifugiati, diritti delle minoranze etniche, ecologia e cura della casa comune perde di significato!

Coerente a questa vocazione, durante il Mese Missionario Speciale, si svolgerà a Roma dal 6 al 27 ottobre il Sinodo Speciale per la regione Panamazzonica (un territorio di circa 7,5 milioni di Km2 distribuiti fra Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Peru, Suriname e Venezuela, Guiana Francese) per riflettere sul tema Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale. Cammini di evangelizzazione che, secondo il Documento Preparatorio nella sua Introduzione: “devono essere pensati per e con il Popolo di Dio che abita in quella regione: abitanti di comunità e zone rurali, di città e grandi metropoli, popolazioni che vivono sulle rive dei fiumi, migranti e profughi e, specialmente, per e con i popoli indigeni.”

A mio parere, queste parole richiamano fortemente il tema stesso del Mese Missionario Speciale “Battezzati ed inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”, in quanto affidano a tutti i cristiani (i battezzati, il Popolo di Dio) un ruolo da protagonisti nell’evangelizzazione sia dell’Amazzonia sia di qualunque altro luogo in cui si trovino a vivere. Il presidente delle Pontificie Opere Missionarie, cui è stata affidata la preparazione del Mese Missionario Speciale, Arcivescovo Giampietro Dal Toso, ci ricorda che: “parlare oggi di ‘battezzati e inviati’ significa che ogni battezzato nel suo piccolo può essere missionario, può essere strumento della proposta che Dio vuole fare all’uomo, attraverso la sua testimonianza personale, attraverso la sua preghiera e anche attraverso la sua offerta”.

La responsabilità missionaria di tutti i battezzati di annunciare il Vangelo certo non è una novità. La Lettera Apostolica “Maximum Illud” promulgata il 30 novembre 1919 da Papa Benedetto XV (di cui il Mese Missionario Speciale ricorda il centesimo anniversario della pubblicazione) già sottolineava questo dovere fondamentale di tutta la Chiesa (e quindi non solo di clero, religiosi e religiose!). Il Concilio Vaticano II, poi, affermando che la Chiesa è per sua natura missionaria (AG 2) ci pone, con parole forti, davanti l’alternativa: o la Chiesa (cioè, tutti noi battezzati!) è missionaria o non è la chiesa voluta da Gesù! Non ci sono più scuse, quindi, per non sentirsi chiamati a testimoniare il Vangelo nel nostro piccolo, qualunque sia la nostra condizione esistenziale: diventati discepoli di Cristo con il battesimo, non possiamo essere così egoisti da tenere solo per noi l’amore e la salvezza ricevuti con la fede in Gesù Cristo. Come ha ricordato ai suoi confratelli P. Gerard Francisco Timoner, domenicano Filippino, nel suo primo discorso dopo essere stato eletto, lo scorso luglio, Maestro dell’Ordine dei Predicatori: “la missione non è ciò che facciamo, la missione è quello che siamo e, se questo è chiaro, tutto semplicemente ne conseguirà. L’azione segue l’essere, agere sequitur esse. Il resto viene da sé.”

Buon Sinodo, buon mese di ottobre e buon lavoro missionario a tutti!

Fabio Patt, fratello comboniano in missione a Manila (Filippine)

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