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Editoriale

Sentimenti e riflessioni dopo dodici anni

Mi è stato chiesto di scrivere alcune parole di saluto alla comunità di S. Maria Assunta in Turro, dopo averla lasciata all’inizio di questo mese di settembre. Condivido dunque alcuni sentimenti e riflessioni di questi giorni che questo cambiamento di vita mi fa vivere e assimilare.

Per noi sacerdoti i trasferimenti ormai fanno parte del ministero. Negli ultimi decenni è diventato quasi uno stile di vita ecclesiale: questi cambiamenti ci aiutano a non fossilizzarci in quello che si è sempre fatto, a non pensare di essere proprietari di un luogo o di una comunità, ma a vivere il ministero come un servizio. A questo riguardo mi piace citare ciò che scrive S. Paolo: «Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia …» (2 Cor 1,24).

Il cambiamento del luogo del ministero ci richiama con chiarezza che la nostra missione è quella del Signore Gesù, è alla Chiesa, ai fratelli e sorelle. Quindi a non legarci alle persone e a non legarle a noi, anche se è normale avere delle amicizie (le aveva anche Gesù), ma a donarci per vivere ogni relazione come la viveva Gesù: donare la Parola, i Sacramenti, aiutare il cammino di fede di tutti, ascoltare, consolare, incoraggiare, servire, amare, rendere lode al Padre e a Gesù e riconoscere l’opera dello Spirito Santo nei cuori delle persone e nel cammino di una comunità … e quindi anche imparare.

Siamo chiamati infatti a rispettare il cammino della comunità che vive in quel luogo come un cammino suo proprio, con una sua identità, in cui riconoscere l’opera dello Spirito: a valorizzare la Sua presenza, a correggere i limiti umani, a portare un contributo che aiuti il popolo di Dio a riconoscere questa guida dello Spirito che passa attraverso tutta la Chiesa di Dio, in un cammino universale, diocesano, concorde con le altre comunità vicine e non individualistico.

Proprio per questo, l’aver vissuto per un po’ di anni in una comunità, lascia dei segni, delle emozioni, dei legami, dei ricordi incancellabili che segnano nel profondo dei cuori, perché abbiamo sperimentato la presenza del Signore nella vita delle persone, nelle gioie e nelle sofferenze, nei cambiamenti dei cuori, nella forza della parola di Dio, nella comunione creata dalle celebrazioni, dalla preghiera comune, dalla condivisione della fede, nella generosità del servizio vicendevole con la disponibilità di tempo, di cuore e di spirito; una generosità che fa bene e che testimonia la presenza di Dio e la sua benedizione.

Queste esperienze, che sono dono di Dio, saranno un dono da portare anche ad altri fratelli e sorelle dove il Signore ti manda. Possiamo anche riflettere che la grazia di Dio è sempre superiore alle nostre debolezze umane: quelle del pastore e quelle del gregge. Andare avanti nonostante i nostri limiti e quelli dei fratelli è il segno più grande della forza dello Spirito. È la certezza che tutti abbiamo bisogno di riconoscere  che il cammino deve essere percorso nella misericordia e nell’accettazione vicendevole. Se queste sono più forti, diventano il segno che la comunità di Gesù non è una cosa solo umana ma che è principalmente opera di Dio. A Lui appartiene la comunità, a Lui apparteniamo noi.

Ringrazio di tutto cuore tutti voi per il bene che mi avete voluto e per come mi avete accompagnato in questo cammino insieme.

don Pino

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