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Editoriale

«Beata te che hai creduto»
Una ricetta per la felicità

Credere!? Credere che cosa? Credere in chi?

Fidarsi di chi? Fidarsi di quale filosofia? Di quale strada al benessere fisico e mentale? Di quale religione? Di quali cibi? Di quali giornali e di quali notizie? E poi ancora di quale partito, di quali politici, di quale medico, di quale scuola per i figli, di quali amicizie, di quale banca, di quale investimento per assicurare i risparmi di una vita …?

La fede diventa beatitudine quando la fiducia riposta in una persona o in una cosa non ci delude ma ci appaga completamente.

La beatitudine di Maria, colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore … di ciò che Dio le aveva detto attraverso l’angelo, viene garantita dalle parole dell’anziana cugina Elisabetta: «Beata te che hai creduto!».

Beata! Ma erano parole per una illusa? Per una “credulona”? O per una a cui “È andata bene”?

Qual è quel credere che ci rende beati? Quel credere che ha reso beata Maria, la madre di Gesù e che può rendere beati anche noi?

Quando pensiamo a Maria che crede, possiamo immaginare una nostra adolescente (tutti gli esperti dicono che poteva avere circa 15 anni). L’angelo fu mandato da Dio alla Vergine, promessa a un uomo della casa di Davide …

Ma come appariva l’angelo per suscitare la fede di Maria? L’episodio che noi chiamiamo “Annunciazione” è tra i più rappresentati, e i pittori hanno disegnato l’Arcangelo Gabriele in modo irreale, fantastico, meraviglioso: due gradi ali magari di piume brillanti e a volte coloratissime, con tunica splendida come si addice a un messo divino …

Veramente non sappiamo come gli angeli appaiano: le descrizioni, per quel poco che possiamo dedurre, sono tra loro contraddittorie. Riconoscere che si tratta di un angelo che ti parla a nome di Dio fa parte della fede. Riconosco da chi viene la Parola che mi è annunciata.

L’angelo può avere l’aspetto di ogni altra creatura umana: una anziano canuto, un giovane bellissimo, un sacerdote del tempio, un viandante, una bambina che interrompe il gioco, una donna al pozzo ad attingere acqua …

Ognuno di noi, soprattutto le persone più spirituali – e Maria lo era certamente più di ogni creatura umana, perché Santa dal suo concepimento – percepiscono dalla semplice presenza e vicinanza la vita spirituale di chi hanno davanti: avvertono la sua santità o la sua malizia. Colgono dalle sfumature delle parole, dal timbro della voce, dal senso di pace o di insicurezza che comunicano, la misteriosa realtà del cuore di chi sta davanti a loro. Certamente fu così per Maria. Rimase turbata non per la paura, ma per la grande santità dell’arcangelo. Fu invasa da quel santo timore di cui parlano i profeti quando descrivono il sopraggiungere della Parola di Dio.

Fu cosi per Isaia, per Geremia, per Daniele …

E poi capisce che la richiesta viene da Dio perché intuisce che Solo Lui può chiedere tutto di te: non qualcosa della tua vita, ma tutto! Proprio tutto!

Capisce che se è come l’angelo chiede, non si apparterrà mai più. Dovrà fare tutto ciò che le sarà chiesto. Non potrà più avere pensieri e desideri suoi. Dovrà fare suoi i pensieri di Dio.

Dovrà fidarsi e … affidarsi completamente a Lui!

Capisce che la domanda viene proprio da Dio perché solo Lui può chiedere questo, capisce che se dirà di sì sarà per sempre, sarà una vita nuova e imprevedibile. Ma si fida e dice di sì: «Sono la serva del Signore!».

Questo tempo di preparazione al Natale ci aiuti, guardando a Maria, a crescere nella fede in Dio, ad affidare la nostra vita a Lui e al suo amore che ci educa. Ci aiuti a riconoscere quali “angeli” ci parlano a nome di Dio e quale Parole ci vengono affidate per compiere la volontà del Padre.

don Pino

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