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Lazzaro e la “rivoluzione” della Quaresima

Quante volte ci siamo sentiti come Lazzaro che giace alla porta del ricco e mangia le briciole nella vita di tutti i giorni? Nelle aule dove un professore borioso ci ha negato la promozione dopo mesi di studio, nei luoghi di lavoro dopo un rifiuto in un colloquio o l’umiliazione di un nostro superiore, nelle sale d’attesa di un ospedale o di un ufficio senza aver ricevuto assistenza o supporto.

Lì è iniziata la nostra Quaresima e in quel momento avremmo preferito essere dall’altra parte della Parabola raccontata da Gesù (Lc 16,19-31) e scelta da Papa Francesco come traccia per il suo messaggio di preparazione alla Pasqua: non più “Lazzari” ma “ricchi”, “potenti” chiusi nella propria indifferenza e nel proprio benessere, apparenti vincitori e convinti di bastare a sé stessi.

Ma sarebbe una ricetta troppo facile perché il vero dono è essere dono, scoprire il Lazzaro dentro di noi e andare incontro ai tanti Lazzaro che sono fuori. E se la Quaresima è conversione, cos’è allora la conversione se non una rivoluzione, che squarcia le convenzioni e le vanità e chiama tutti non solo alla penitenza ma anche alla ricerca dell’altro, non solo alla preghiera ma al servizio.

“Lazzari e felici”, dunque per citare una famosa canzone che parlava di giovani, autori certo di una rivoluzione ben diversa, ma orgogliosi dei loro “stracci” e convinti della necessità di una trasformazione, partire dal basso per arrivare veramente in alto proprio dove arrivò Lazzaro.

Carissimi, cenere in testa e acqua sui piedi. Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altriIntraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua. La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare…sui piedi degli altri”.

Questo augurio quaresimale di qualche anno fa di Don Tonino Bello, che i suoi Lazzari li incontrava ogni giorno e aggiungeva alle loro briciole una parola e una mano che scaldavano e rivoluzionavano i cuori, sia un invito anche per tutti noi.

Angelo

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