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L’accoglienza come stile di vita

Natale è passato da poco più di un mese e ciascuno di noi può chiedersi: “Quanto di questo avvenimento mi è rimasto nel cuore? Ho accolto nella mia vita il signore Gesù che anche quest’anno è nato in me?”

Il sostantivo accoglienza è definito nei dizionari come “l’atto di ricevere un visitatore o un ospite” e, allo stesso tempo, “l’atteggiamento o il comportamento assunto in quell’occasione, rivolto a mettere l’ospite a proprio agio e a fargli sentire gradita la sua presenza”. Nella realtà quotidiana, ovviamente, pratichiamo questo gesto in molti modi diversi secondo la situazione concreta in cui ci troviamo. Prendiamo ad esempio l’EXPO del 2015: l’accoglienza data ai visitatori dai volontari che stavano ai cancelli d’ingresso è stata certamente diversa da quella offerta agli stessi visitatori dagli incaricati dei diversi padiglioni e ancora differente è stata l’accoglienza che questi stessi ospiti hanno ricevuto negli alberghi dove erano alloggiati. Lo stesso si può dire per quanto succede nella nostra casa qui a Limone: l’attenzione che riserviamo ai turisti di passaggio è certamente diversa da quella che offriamo ai gruppi di pellegrini che vengono per la visita di un giorno, ed entrambe si differenziano dall’accoglienza che diamo agli ospiti che si fermano con noi per una o più notti.

Che cosa centra questo col Natale? A me sembra che centri perché se siamo cristiani, e di conseguenza abbiamo accolto Gesù nel nostro cuore, allora anche l’accoglienza che pratichiamo nei confronti del prossimo che incontriamo nelle varie situazioni della vita di ogni giorno dovrebbe avere uno stile particolare. All’apparenza può sembrare diversa a seconda che si tratti di un turista di un poveraccio o di un amico; ma in sostanza dovrebbe essere uguale perché in loro, così diversi, so di accogliere una persona, un individuo che proprio per il fatto di essere un mio simile ha un’identità, personalità e dignità dategli dall’essere figlio di Dio. Allora, per un cristiano “accoglienza” non è un semplice gesto fatto con leggerezza e in modo più o meno attento secondo la circostanza e l’interlocutore! L’accoglienza, piuttosto, deve diventare uno stile di vita che, grazie a una costante attenzione e allenamento, a poco a poco muta in una disposizione d’animo permanente che coglie in ogni situazione la possibilità di accogliere e servire Gesù.

La diocesi di Milano ha ben compreso questa dinamica, giacché quest’anno le quattro giornate dedicate alla famiglia (29/1), alla vita (5/2) al malato (15/2) e alla solidarietà (19/2), sono state accomunate sotto il tema: “Accoglienza come stile di vita”. Non ci resta che seguire questo buon esempio!

fratel Fabio Patt

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